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Arzachel - Arzachel (1969) Full Album

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0:00 1 Garden Of Earthly Delights 2:45 2 Azathoth 7:04 3 Queen St. Gang 11:31 4 Leg 17:11 5 Clean Innocent Fun 27:35 6 Metempsychosis Country: UK Genre: Psychedelic Rock, Prog Rock - Basil Dowling (Clive Brooks) / drums - Njerogi Gategaka (Mont Campbell) / bass, vocals - Sam Lee-Uff (Dave Stewart) / organ - Simeon Sasparella (Steve Hillage) / guitar, vocals “Arzachel“ è effettivamente dotato furia psichedelica quasi sabbatica, progressiva nei risultati ma non nelle radici, che pescano non solo nella stessa psichedelia ma anche nel blues e nell'hard rock. Sotto questo profilo, almeno per chi scrive, gli Arzachel rimandano infatti molto piu all'hard rock d'impatto (Black Sabbath, Led Zeppelin) o alla psichedelia piu estrema (i Floyd di The piper) che alla raffinatezza dei canterburiani Hatfield and the North, dei Can o dei Camel, peraltro tutti ancora da venire. E' il '69, l'onda lunga dei trip psichedelici e della sabbatica circolarità delle composizioni non si è ancora attutita, e non ha lasciato il posto in maniera compiuta alla suite come forma musicale prediletta. A voler trovare parentele progressive coeve, piuttosto, sono “Breathe Awhile“ degli Arcadium, e l'omonimo dei Quatermass, fantastici e oscuri gruppi di fine '60 da noi trattati in passato, a venire in mente. “Garden of Earthly Delights“, in apertura, offre un primo assaggio di quelle atmosfere stralunate e circolari che pervaderanno l'intero album, con un cantato tendente al crooning più che al lirismo (qualcosa dei Beatles in lontananza), mentre il beat ricorda certa psichedelia californiana: la seconda parte, splendidamente interpretata da Hillage, offre il primo finale in crescendo. “Azathoth“ è un pastorale apparentemente innocuo che scivola lentamente in un paesaggio dalle tinte fosche, con l'organo improvvisamente coperto da uno stridore quasi insopportabile, per poi riprendere, come se nulla fosse, la solennità iniziale. Si tratta di un piccolo ma caratteristico manifesto d'opera, costruito sull'intreccio sapiente di ricordi e decostruzione. “Queen St. Gang“, forse la composizione meno originale del lotto, è uno strumentale ritmato dall'organo di Steward, mentre Hillage si limita, come gli altri, a seguirlo. “Leg“ è l'esempio perfetto di come blues e psichedelia possano incontrarsi: lo fanno in un luogo pieno di suoni, con l'organo che squarcia imprevedibilmente la struttura blues, in maniera originale e piacevole. La psichedelia domina anche il blues lento di “Clean Innocent Fun“, uno dei vertici dell'album. Mai come in questo caso Hillage sembra Page (mente il bassista Montbell alla voce riprende chiaramente Plant, con risultati non disprezzabili), e Il finale richiama da vicino (forse troppo) l'inarrivabile since I've been loving you. Tuttavia, momento: quest'ultima è dell'anno successivo. Risultato: può valere per gli Arzachel ciò che valse per gli Zeppelin, ossia l'ascolto “attento“ di “Grape Jam“ dei Moby Grape, anno '68, California. Gli ultimi minuti sono un'incursione space rock degna dei migliori Hawkwind, con il paesaggio notturno della sostenutissima sezione ritmica solcato dalle due lune, ad un tempo spettrali ed evocative, della chitarra e dell'organo. Arriviamo cosi al gran finale, i venti minuti di “Metempsychosis“, suite esaltante che si accoda all'atmosfera space-rock del pezzo precedente, aggiungendo qua e là intermezzi (note d'organo e echi vocali) di grande impatto, che accentuano il senso dello sbalzo temporale (e con esso di un'alterità lisergica), attraverso un passaggio continuo dal solenne al sabbatico davvero magnifico. Hillage riprende ancora Page e Hendrix, ma mai come stavolta si tratta di una rivisitazione matura, di una conoscenza delle nuove possibilità che in quegli anni avrebbero incoronato la chitarra elettrica come strumento principe della musica popolare della seconda metà del secolo [full review at ] SOURCE: 2002 CD Reissue, Remastered. AUDIO FORMAT: Wav DISCLAIMER: I don't own the rights of this album. Will be removed upon request.

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